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Perche’ mangiamo gli animali?

Ho scoperto che un autore che stimo molto ha scritto un libro intitolato proprio con questa domanda: perche’ mangiamo gli animali?

Li per li quando l’ho visto ho avuto paura di leggerlo perchè sono stanca di sentire la risposta:

“mangiamo la carne perchè siamo onnivori”

“mangiamo la carne perche’ ci servono le proteine”

“le proteine della carne rossa sono insostituibili!”

“mangiamo la carne perche’ e’ un istinto”

Il mio personale atteggiamento nei confronti di questa domanda e’ che gli esseri umani sono troppo evoluti per non darsi una risposta piu’ articolata: mangiare carne animale non e’ necessario agli esseri umani di questo secolo, la mangiamo per abitudine.

Un dato di fatto e’ che l’umanita’ – in particolari la parte dell’umanità ricca – ne consuma troppa, sicuramente ben oltre il suo pluri-citato “fabbisogno di proteine”.

E’ vero, la carne ha costituito per molti secoli il principale sostentamento di molti abitanti di zone in cui l’agricoltura non era florida, ma e’ diventato nel dopoguerra (1945) soprattutto un cibo “pregiato” simbolo per molti del nuovo “benessere” acquisito dopo la carestia: mangiamo carne in abbondanza perche’ finalmente ce lo possiamo permettere.

Ma la verità è che non possiamo permettercelo.

Il consumo attuale dell’umanita’ di carne da animale di allevamento non e’ sostenibile per il pianeta.

D’altro canto non ci sono piu zone del pianeta in cui alternative proteiche alla carne non siano disponibili.

Queste due considerazioni dovrebbero da sole bastare per far scegliere agli esseri umani guidati da ragione di intraprendere un percorso di riduzione del consumo di carne e vegeterianesimo.

Personalmente ho iniziato col ridurre l’acquisto della carne.

Ho iniziato smettendo di comprare la carne dal bancone del supermercato (provenienza da filiera sempre piu lunga, ormoni sempre piu alti, condizioni di allevamento sempre piu disumane sotto l’occhio di tutti)

e a rivolgermi agli allevatori diretti della mia zona. Sono andata nelle fattorie, ho visto le mucche degli allevamenti “bio” : animali malinconici dietro dignitosissimi steccati con prati a disposizione, amati e curati da chi poi li macella e li vende, e ci fa prosciutti e salami.

Personalmente ho preso una strada che per me non ha avuto ritorno: ho smesso di comprarla. Dopo averli guardati negli occhi, anche i piu “felici” di loro, ho smesso di mangiarli. Ma la mia e’ una scelta personale, non mi sento migliore di chi mangia carne né pretendo di convertire istantaneamente gli altri.

L’unico appello che mi sento di fare e’ che ognuno si prenda un po di tempo per riflettere e decida di ridurre il consumo di carne: una o due volte a settimana sono piu che sufficienti ad un essere umano adulto. Per chi non si sente di appartenere allo stesso pianeta dei “vegani”, sostituire la carne per altro e’ davvero facilissimo: uova, latticini, legumi forniscono alla nostra dieta tutte le proteine di cui abbiamo bisogno.

Ridurre il consumo di carne e’  la prima delle scelte consapevoli, altruiste e possibili che la nostra specie deve fare nel rispetto del proprio pianeta, degli altri esseri umani , delle altre specie, o anche solamente per egoismo e istinto (questa volta si) di conservazione.

Dopo di che la strada e’ lunga, ci sono infiniti passi da fare:  mi piacerebbe vedere la civilissima Europa, ad esempio, approvare qualche legge per vietare l’allevamento intensivo (leggi la tortura) degli animali. Non bisogna porsi limiti. Bisogna essere fiduciosi.

“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza”

P.S. Credo che l’autore del libro di cui sopra (J.S.Foer ndr) , comunque,  sia d’accordo con me. Anzi me lo compro subito :)

Ritorno alla terra

“Back to the Earth” e’ un libr0 di Vandana Shiva, una donna indiana che ho visto per la prima volta in televisione ospite di Fazio a “che tempo che fa” e che parlava di argomenti che mi stanno a cuore: la biodiversita’ , la globalizzazione , il peak oil: ha nominato il libro (Ritorno alla Terra, Fazi Editore) e sono andata in libreria a comprarlo.

Se vi capita di vederla sappiate che questa donna e’ molto di più di una simpatica signora in abiti tradizionali indiani: la si potrebbe definire una attivista di un movimento ecologista, una femminista, una guru: e’ prima di tutto una scienziata e sicuramente e’ una autorità in India in materia di difesa del territorio, economia sociale, agricoltura e biodiversità.

Vandana ha fondato nel suo paese una organizzazione chiamata Navdanya che e’ una cooperativa di poccoli coltivatori (piu’ di 500.000 famiglie di coltivatori in 16 stati dell’India) che ha letteralmente la missione “di proteggere i diritti umani e della natura alla conoscenza, la biodiversita’, l’acqua e il cibo”.


Navdanya (letteralmente : nove semi) e’ anche una vera e propria “banca dei semi” per preservare e diffondere il patrimonio costituito dalla enorme varietà di sementi adoperato tradizionalmente dai piccoli coltivatori Indiani, che è stato messo a repentaglio dall’avvento della cosi detta “Rivoluzione Verde” (il nome, non fatevi ingannare, e’ una beffa!): l’applicazione con l’appogio governativo e su larga scala dei nuovi metodi di agricoltura industriale importati dai paesi occidentali – in pratica imposti agli stessi paesi dalle multinazionali (Monsanto, Cargill) che impongono agli agricoltori le sementi (rigorosamente “sterili”) che si devono usare.

Il cuore del libro e’ proprio l’analisi di questo confronto: Agricoltura Industriale vs. Agricoltura locale : un confronto sulla vera sostenibilità dei due metodi di produzione, basato su dati e statistiche e quindi molto serio e concreto.

Non e’ solo la “Agricoltura Industrializzata” ad essere analizzata, ma anche l’Industria del “Bio”, termine abusato al giorno d’oggi, l’industria dell’Auto, l’Allevamento Intensivo e il traffico dei “certificati verdi” tra paesi industrializzati che e’ il vero punto debole del “protocollo di Kyoto”: un meccanismo per il quale le emissioni di CO2 di un paese sono “scontabili” se lo stesso acquista questi particolari “buoni sconto” da chi inquina meno!

Ritorno alla terra e’ un vero testo di base per chi voglia farsi una idea piu consapevole, e costruttiva, su quale sia la vera sfida che attende l’umanita, per rendere la sua vita su questo pianeta davvero “sostenibile” tenendo a mente quello che Einstein sosteneva e che la dott.ssa Shiva ci ricorda:

“Non si puo risolvere un problema usando lo stesso schema mentale di chi lo ha creato”

Da non perdere!